Punto di partenza: Poggio Picenze e la Valle del Campanaro
Il piccolo borgo di Poggio Picenze (1) è il punto di partenza di questo itinerario che si snoda nella Valle del Campanaro, un gioiello di media montagna arricchito da deliziosi borghi, una natura incontaminata e una peculiarità che la rende unica in Appenino: la presenza del Dittamo (Dictamnus albus) (2), una pianta spontanea aromatica le cui foglie, se sfregate, emanano un intenso profumo di limone.
Il Dittamo tra letteratura e mito
Delle sue proprietà ne parla Umberto Eco ne Il nome della rosa e Giovanni Pascoli nella raccolta Myricae, ma se ne trovano cenni anche nell’Eneide, nell’Orlando Furioso e persino nella famosa saga di Harry Potter.
Poggio Picenze e la tradizione della pietra bianca
Il paese è caratterizzato da una particolare tradizione artistica: la scultura della pietra bianca tipica di questo territorio, con la quale i maestri scultori hanno impreziosito l’intera cittadina realizzando fontane e monumenti.
San Martino, il bosco e il Rifugio Collerotondo
Da visitare anche la chiesa dedicata al Santo Martino di Tours (3) nella piccola frazione di San Martino, da cui parte un sentiero nel bosco (4) che arriva al piccolo Rifugio Collerotondo (5), recentemente ristrutturato, in prossimità del laghetto della Valle del Campanaro (6).
Barisciano, porta del Gran Sasso
Proseguendo per la piana si arriva al paesino di Barisciano (7) sorto tra il VI e l’VIII secolo, situato a mille metri di altitudine e considerato la Porta del Parco Nazionale del Gran Sasso, a circa 20 km dall’Aquila.
San Demetrio ne’ Vestini e il lago di Sinizzo
Lasciandosi alle spalle Barisciano si prosegue quindi verso San Demetrio ne’ Vestini (8) cittadina formata dalla fusione di sette frazioni, dette oggi “ville”, originate con molta probabilità dallo stanziamento delle popolazioni provenienti dalle antiche città di Aveja e Peltuinum. Tra i luoghi simbolo di quest’area c’è sicuramente il lago di Sinizzo, dalle acque verde smeraldo, ideale per un bagno ristoratore o per rilassarsi all’ombra dei salici piangenti.





